ritornare da stranieri

10:53 AM

"Caro amico e cara amica che in questa estate ci hai visitato,
questa lettera ti giunge sicuramente un po’ in ritardo.
Non solo perché il tempo a Gighessa va un po’ più lentamente,
non solo perché per spedire la mail bisogna andare a Shashemane,
non solo perché mentre si scende con l’auto
si trova sempre qualcuno a cui dare un passaggio,
non solo perché la strada non siamo ancora riusciti ad aggiustarla,
ma soprattutto perché questa lettera
avresti dovuto leggerla prima di partire.
Era una specie di avvertimento preventivo.
Adesso ormai è fatta, è troppo tardi,
ma almeno potrà aiutarti a capire quello che ti è capitato
e che ti capiterà nei prossimi giorni e nei prossimi mesi.

Sei partito o sei partita per l’Etiopia.
Non tu da solo o da sola.
Con te è partito un mondo intero.
Tutti gli amici e le amiche che ti hanno affidato qualcosa
e che sono fieri di essere stati un po’ partecipi del tuo viaggio.
I compagni di lavoro che hanno accettato di adattare le loro ferie al tuo viaggio.
Tutti quelli che ti hanno dato qualche consiglio o raccomandazione.
Ma non solo questi.
Anche tutti quelli che erano contrari, che ti hanno sconsigliato,
che erano in ansia per la tua partenza,
anche loro sono partiti con te.
Anche quelli che ti dicono che sarebbe ora che i negri si arrangiassero a casa loro.
Anche quelli che vorrebbero ingenuamente costruire muri tra un popolo e l’altro.
Anche questi sono venuti con te,
perché in fondo tu sei frutto di tutto questo,
in bene e in male
per accettazione o per contrapposizione
se sei venuto e se sei venuta è anche grazie a loro e quindi insieme con loro.

Qui hai incontrato un altro mondo.
Tante cose le sapevi già, avevi sentito tanti racconti o visto tante foto.
Sapevi che esiste la povertà, ma qui hai incontrato quelli che non hanno niente,
non solo per il domani, ma anche per l’oggi.
Sapevi che esiste la lebbra, ma non avevi mai dato la mano ad un lebbroso.
Sapevi che ci sono tante lingue, ma non eri mai stato così tanto tempo
in mezzo a gente di cui non capisci nulla quando parlano.
Sapevi che esiste l’ingera, ma non ne avevi mai sentito il sapore.
Sapevi che qui è difficile lavarsi, ma non avevi mai sentito l’odore dei malati.
Qualche volta non hai resistito e hai chiuso gli occhi,
ma quando li hai riaperti tutto era ancora lì.

Non è un sogno, è un mondo.
Non è nel passato, è a sei ore di volo da casa tua.
Tutto questo hai incontrato, ed è accaduta una cosa strana.
Forse senza volerlo, senza pensarci, o forse per scelta
Hai lasciato che questo mondo entrasse dentro di te.
Non ha chiesto “permesso”, non ha fatto tanto rumore.
E’ sembrata una cosa naturale, non ha forzato un ingresso.
Però quando è successo te ne sei accorto.
Quella sera quando sei andato a dormire e hai sentito l’ululato delle iene,
ti è sembrata una cosa normale.
Quando il bambino con le manine luride ti ha preso per la maglietta,
non ti ha dato fastidio come prima.
Quel mondo non era più al di fuori,
attraverso le cose che hai sentito, gustato, visto e toccato
quel mondo è entrato dentro di te.
Per sempre.

Adesso sei tornato e sei tornata a casa.
O almeno così pensavi.
Sei di nuovo a casa, ma non da solo o da sola.
Quel mondo che hai incontrato è venuto con te.
Non è rimasto in aeroporto.
Non è bastata la prima notte di nuovo nel tuo letto o la prima serata con gli amici.
Quel mondo è rimasto dentro di te e ci rimarrà.
Niente di strano, dirai, ma non è così semplice.
Da ora in poi anche quello è il tuo mondo.
Così, le uscite con gli amici non hanno più lo stesso sapore.
Così, quando il telegiornale ripete le solite cose, ti chiedi: “tutto qui?”
Così, quando incroci un fratello di colore per la strada,
tendi l’orecchio e ti chiedi: “che lingua parla? da quale mondo verrà?”
Così, quando chiudi la porta la sera, non potrai più lasciare fuori tutto il resto del mondo.
In una parola, sei diventato un po’ straniero anche quando sei a casa.
Non c’è più un mondo che ti esaurisce, in cui ti ritrovi fino in fondo.
Dentro di te ce ne è sempre anche un altro, che ti ricorda
Che non per tutti è scontato cenare prima di andare a dormire
Che non tutti si salutano allo stesso modo
Che non tutti domattina potranno alzarsi.
Sei stato da straniero in Etiopia
E da ora in poi vivrai un po’ da straniero anche a casa tua.

Non succede così a tutti.
C’è gente che colleziona viaggi in paesi lontanissimi
Ma in realtà non si muove mai da casa sua.
Non è sufficiente il biglietto dell’aereo
Non è sufficiente entrare in un altro mondo
Occorre essere disposti a lasciare che un nuovo mondo
Entri a far parte di te.
E così ti ritroverai ad essere sempre un po’ straniero.

Se può consolarti, sei in buona compagnia.
Non solo perché tante altre persone, per scelta o per necessità, vivono da stranieri.
Sei in compagnia di Colui che per essere vicino a noi
e farci capire la nostra vera condizione, si è fatto lui stesso straniero.
A Gerusalemme lo chiamavano “il Galileo”, in Samaria “il Giudeo”.
Da Nazaret lo hanno cacciato perché non si comportava da buon concittadino.
I Geraseni lo hanno pregato di tornarsene da dove era venuto.
A Pilato ha detto chiaramente che il suo regno non era di questo mondo.
Portava in sé la nostalgia di un altro mondo, di un altro modo di vivere.
Per questo era capace di relativizzare la sicurezza dei farisei,
la tranquillità dei ricchi, la disperazione degli sconfitti.
Ci ha rivelato che essere stranieri è la nostra condizione più vera
Che non sentirci mai del tutto a casa non è un disagio mentale
Ma la verità del nostro destino in questa esistenza
Che non è mai esaurito da dove siamo oggi o domani.

Ti auguriamo che ciò che da straniero hai vissuto in Etiopia
E ciò che da straniero in patria stai vivendo oggi
Ti aiuti a riconoscere in te quella sete inesauribile di vita
Che solo in Gesù Cristo, il vero Straniero, trova la sua vera patria.

Buon viaggio sulle strade del mondo
Che da oggi in poi ti sarà un po’ meno straniero."
Don Matteo

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